Logo Removebg Preview

Corato

Via Savonarola, 9
70033 Corato (BA)

Bisceglie

Via Aldo Moro, 79
76011 Bisceglie (BT)

Bari

Via C.Diomede Fresa, 10
(c/o Executive Center)

Milano

Via Enrico Petrella, 22
20124 Milano

Permessi ex l. 104: quando si perfeziona l’abuso che giustifica il licenziamento

La Corte di Cassazione (Cass. civ. sez. lav. 09.05.2024, n. 12679) è tornata sull’annosa questione dell’abuso dei permessi riconosciuti al lavoratore per l’assistenza ad un parente disabile ex l. 104/1992, fornendo chiarimenti utili a meglio comprendere quando il datore di lavoro è legittimato, in presenza di un uso distorto dei medesimi, a procedere al licenziamento per gusta causa.

 

Nel caso di specie il lavoratore, nelle giornate di permesso richieste per l’assistenza alla moglie, si era recato con la medesima presso una località di soggiorno marino o aveva utilizzato parte del tempo per portare il cane dal veterinario.

 

La Corte di Cassazione ha ritenuto il licenziamento illegittimo per due ordini di motivi:

– il soggiorno al mare può portare giovamento ai pazienti asmatici (quale era la moglie del lavoratore) e la presenza del marito aveva finalità assistenziali per il coniuge;

– il tempo impiegato per portare il cane del veterinario era stato assai limitato e l’accudimento dell’animale da parte del marito aveva comunque comportato una diminuzione delle incombenze familiari affidate al coniuge.

 

Secondo la Cassazione, dunque, ciò che è importante è che la fruizione del permesso si ponga in relazione diretta con l’assistenza al disabile, anche perchè il permesso comporta un sacrificio organizzativo per il datore di lavoro che è giustificabile solo in presenza di esigenze riconosciute dal legislatore come meritevoli di tutela. Se, invece, il nesso causale tra assistenza al disabile e assenza dal lavoro manchi del tutto, si è in presenza di un uso improprio dei permessi che giustifica il licenziamento.

 

Parimenti costituisce violazione dei doveri di buona fede e correttezza e, dunque, giusta causa di licenziamento lo svolgimento di attività assistenziale solo per una parte marginale del tempo totale concesso.

 

L’intervento assistenziale garantito al disabile, dunque, pur non potendo intendersi esclusivo (tale cioè da impedire al lavoratore di dedicare spazi temporali adeguati alle proprie esigenze di vita), deve comunque essere “permanente, continuativo e globale”.

 

Spetta ovviamente al Giudice, con non pochi margini di autonomia discrezionale (e da ciò deriva l’elevata mole di contenzioso sviluppatasi intorno a questa fattispecie) la valutazione circa il grado di sviamento della singola condotta concreta rispetto alle esigenze assistenziali del disabile.

Avv. Adriana Stolfa

Share this Article